Festival dell'architettura

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Giovani aspiranti al Forum ProArch

Fare e/o insegnare architettura in Italia

Mariateresa Aprile

Forum ProArch

"E' inevitabile che il lavoro che si fa come architetto serva come spunto di partenza per l'insegnamento, e ovviamente il miglior modo per spiegare quello che si ha da dire è quello di farlo sulla base della propria esperienza pratica (...)"[1], o perlomeno questa sembra essere la condizione necessaria per l'insegnamento secondo Herman Hertzberger, architetto e insegnante in Olanda. Spesso, invece, molti architetti italiani si trovano a dover scegliere tra la pratica professionale e quella didattica e di ricerca, potendo solo in pochi casi trovare e attuare soluzioni di continuità; spesso "l'apprendista architetto" deve confrontarsi con una formazione a volte troppo astratta, prima, e troppo empirica, poi. Pratica e insegnamento dell'architettura, progettazione e ricerca teorica o applicata sono i binomi di un problema molto avvertito soprattutto dai giovani progettisti che collaborano alla didattica nelle Università italiane senza rinunciare ad avviare l'attività professionale, ovvero dagli "aspiranti professonisti, ricercatori e docenti" che svolgono molte e faticose vite parallele, accompagnati dal senso di precarietà e insicurezza acuitesi negli ultimi anni e dallo spaesamento indotto dalla legge "Gelmini".

Per questi motivi, se è vero che "qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo[2]", il Forum "Fare e insegnare architettura in Italia" organizzato dal Coordinamento dei Docenti di Progettazione Architettonica ICAR 14-15-16 ad Aprile è stata un'occasione ricca di prospettive[3].

I giovani architetti e "docenti non strutturati" - professionisti, dottorandi, assegnisti e dottori di ricerca - che hanno partecipato al Forum, hanno infatti animato una sessione imprevista ma quanto mai necessaria, incentrata sulle prospettive dell'impegno didattico e scientifico anche in relazione alla propria attività professionale. Quali sono o dovrebbero essere i contenuti per la formazione dell'architetto e del ricercatore in architettura? Quali le modalità per svolgere attività didattica universitaria anche senza essere docenti strutturati? Quali gli effetti della riorganizzazione universitaria per la formazione degli "aspiranti ricercatori" e la loro attività di ricerca? Naturalmente molti sono gli interrogativi rimasti aperti o ancora inespressi, come quello attinente alla formazione dei formatori, ovvero a quali siano i criteri e i metodi per trasmettere il saper insegnare l'architettura, questione deteminante per la formazione dei futuri architetti.

Il risultato migliore sembra essere, infatti, quel proficuo confronto tra giovani docenti delle varie Facoltà di Architettura italiane che, attraverso la partecipazione delle esperienze, conduca alla condivisione di intenti e alla confluenza di azioni che possano contribuire a migliorare la pratica e l'insegnamento dell'architettura. Non si tratta però della mera creazione di un gruppo animato da "rivendicazioni sindacali" di storica memoria - come pure qualcuno ha insinuato al ritorno sulla terra ferma -, ma dell'avvio di una rete di "aspiranti" che, chissà, magari un giorno potrebbero anche non essere più coniugati in divenire.


Mariateresa Aprile, architetto e Dottore di Ricerca in Architettura - Teorie e Progetto, attualmente è Assegnista di ricerca alla Sapienza Università di Roma.



[1] Cfr. H. Hertzberger, Premessa a Lezioni di architettura, Laterza, 1996, p. 1

[2] Sono queste le parole che il prof. Keating rivolge ai suoi studenti nel film L'attimo fuggente (Dead Poets Society), di P. Weir, 1989.

[3] Il Forum del Coordinamento dei Docenti di Progettazione Architettonica ICAR 14-15-16 (ProArch) - Casamicciola (Ischia) 8-9 aprile 2011 -, ha affrontato il tema in due Sessioni: una su "Docenza e Pratica del progetto" e una su "La valutazione della ricerca nel campo della progettazione architettonica".